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Coriano

Coriano ha origini molto antiche: fu colonia di Umbri, Etruschi e Romani; dei XII secolo fu terra di conquiste da parte di tutti gli eserciti che combattevano in Italia. Fu quindi conquistato dai Malatesta, dai Borgia, dalla Repubblica di Venezia, dagli eserciti spagnoli e dalle truppe papaline. Nel 1528 venne donato dal Papa alla famiglia Sassatelli di Imola in cambio dei favori resi nel liquidare la famiglia dei Malatesta. I Sassatelli ricostruirono il castello distrutto e diedero a Coriano lo stemma cittadino: “Tre monti d'argento accostati in campo azzurro; quel di mezzo più alto cimato di cuore d'argento; due laterali sormontati da giglio d'oro; il tutto entro una corona a tre fioroni e due punte perlate". Lo stemma originale, in pietra, è tuttora infisso sull'arco d'entrata al Castello. Nei secoli successivi Coriano fu importante zona agricola del riminese e sede del mandamento che comprendeva sei comuni (Misano, Monte Colombo, Morciano, Montescudo, San Clemente e Coriano stesso). Il comune di Coriano tornò all'attenzione del mondo durante la Seconda Guerra Mondiale: nel settembre del 1914 si combatté qui la più aspra e micidiale battaglia di sfondamento della linea Gotica, allo scopo di liberare Rimini ed il Nord Italia; conseguenza fu che il paese venne distrutto. Di questo sanguinoso episodio, all'ingresso del paese è rimasto il Cimitero di Guerra inglese, che ospita 1940 caduti. Verso la fine del 1200 "Mastin Vecchio" Malatesta riuscì a stabilire la propria signoria su Rimini. I tre figli (Gianciotto, Malatestino dell'Occhio, Pandolfo I) consolidarono nel tempo il potere della famiglia, ed allargarono i confini della signoria acquisendo castelli e territori dalla Chiesa di Ravenna e/o strappandoli ad altri (cioè i Montefeltro). I Malatesta divennero signori del territorio corianese nel 1300. Le ricerche su questo periodo sono ancora in corso: quelle che seguono sono le informazioni ora disponibili sui 7 castelli del corianese. Castrum Passani risulta essere, dai documenti rinvenuti, l'edificio più antico del comune: da documentazione della Chiesa ravennate risulta che venne concesso da Papa Lucio II alla Chiesa Riminese nel 1141. Passò poi nelle mani del Comune di Rimini e dopo, nel 1361, ai Malatesta; questa cessione è probabilmente inquadrata nell'ottica di quelle fatte dal Papa a seguito del contributo dato dai Malatesta all'esercito Papale nella conquista di Forlì (1359) e Bologna (1360). Nel 1363 una bolla papale di Urbano V prorogava i vicariati malatestiani di un decennio a favore di Malatesto Antico, di Galeotto e, per discendenza, di Pandolfo II e di Malatesta Ungaro. Successivamente il castello appartenne e Sigismondo Pandolfo Malatesta e dopo al figlio Roberto. Il Castello sorgeva sul poggio di Passano che sovrastava il Rio delle Fornaci, sul quale negli anni scorsi è stato costruito un edificio utilizzando i resti dello fortezze: qui si possono ancora notare le fondamenta e le basi murarie. Quando, nel 1352, venne eletto Papa, Innocenzo VI volle portare ordine e disciplina negli ordini religiosi e nei territori della Chiesa, in particolare in quelli della Romagna. A questo compito fu chiamato il cardinale Egidio Albornoz. Fino ad allora le terre di Romagna erano soggette all'arbitrio dei Manfredi (a Faenza), degli Ordelaffi (a Forlì), di Galeotto e Malatesta (a Rimini). Nel 1351 i Malatesta furono scomunicati e già un anno dopo un esercito papale marciò contro di loro e li sconfisse a Paterno (nelle Marche); Rimini fu posta sotto assedio. I Malatesta chiesero perdono al Papa e si allearono con le forze del cardinale Albornoz per sconfiggere i Manfredi e gli Ordelaffi. Nello stesso anno (1355) Castrum Viciani si ribellò a Rimini, per sottomettersi alla Santa Sede; nel 1358 il Papa Innocenzo VI lo concedette ai Malatesta. Mancano notizie certe, ma è probabile che il castello venne demolito, in quanto nel 1371 Vecciano venne censito come "villa". Oggi una casa colonica sorge sulle fondamenta dello rocca, di cui conserva ancora i sotterranei. Fin dal 1200 Castrum Montis Tauri appartiene al Comune di Rimini, fuori dalla giurisdizione degli arcivescovi di Ravenna. Le poche notizie che abbiamo di questo castello riguardano la proprietà dei Malatesta prima, e dei veneziani dopo (1503). Il castello era costruito sul poggio che sovrasta il corso del Marano; sui ruderi erano stati costruiti alcuni fabbricati, oggi scomparsi. Come Monte Tauro, anche Castrum Mulatiati era proprietà del Comune di Rimini, non degli arcivescovi di Ravenna. Parte della sua storia lo accomuna alle vicende di Vecciano: per gli stessi motivi nel 1355 si sottomise alla Santa Sede, che nel 1358, per mano di Innocenzo VI, lo concesse a Galeotto Malatesta. La proprietà restò dei Malatesta fino al 1468 quando, alla morte di Sigismondo Pandolfo Malatesta, venne occupato da Federico di Montefeltro. Per un breve periodo passò ad Alessandro Sforza, per poi tornare ai Montefeltro già nel 1469. I Malatesta, nella persona di Roberto Malatesta, tentarono vanamente di impossessarsi del castello, che però rimase ai Montefeltro. Nei primi anni del 1500 il castello passò nelle mani dei Veneziani; risale a questo periodo la descrizione che fece il provveditore veneto Malipiero: "castello circundato de muro alto passi 9, ha le fosse larghe passa 4, volgi passa 150. Ha una porta.". Ai Veneziani succedettero i Malatesta e nel 1517 venne espugnato e saccheggiato dal nuovo signore del Ducato di Urbino, Francesco Maria della Rovere. A causa della Seconda Guerra Mondiale e di diversi lavori di sistemazione del manto stradale, oggi rimangono solo pochi resti del Castello: tratti della cinta muraria e della cisterna. Il castello era fuori dalla giurisdizione degli arcivescovi di Ravenna, ed apparteneva al Comune di Rimini. La costruzione di Castrum Ceresolo risale al 1200 e le sue vicende dei primo ventennio del 1300 sono legate alla guerre tra i guelfi (capeggiati da Pandolfo Malatesta) e ghibellini conti di Montefeltro). Gli scontri sono un susseguirsi incessante di assalti, devastazioni e rappresaglie: furono i ghibellini che riuscirono ad espugnare e distruggere completamente il castello. La ricostruzione fu opera di Galeotto Malatesta nei 1380; la proprietà restò dei Malatesta fino al 1469, anno in cui fu occupato dalle Santa Sede e da Federico da Montefeltro poi. Nel 1504 il castello fu occupato dai Veneziani, ed il provveditore Malipiero ci fornisce questa descrizione: "Castello lontano da Arimino miglia 4 quale è in colline, circunda de muro alto passo 8, senza fosse, volgi passa 110, nel quale habita 3 poveri huomini in tempo di pace, de li quali uno è vicecapitano. In tempo de guerra. tutti gli homini de la lurisdictione sua se reduno in quello. Ha una porta.". Oggi sono visibili i resti dell'antica costruzione, incorporati nelle abitazioni costruite successivamente, poggianti sulla restante cinta muraria. Conosciuto come Tumba de Sant'Andrea, fu costruito da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1430. Alla suo morte passò al figlio Roberto (1468). Nei primi anni del 1500 fu occupato dai Veneziani, dai Montefeltro poi e dal Comune di Rimini infine. Nel 1517, nella stesso occasione in cui fu saccheggiato Mulazzano, venne espugnato e distrutto per mano di Francesco Maria della Rovere. Sono oggi ancora visibili gli imponenti resti della cinta muraria. "Villa Corliani" entra nei possedimenti dei Malatesta nel 1356, quando lo Chiesa ravennate cede/affitta molti luoghi fortificati delle zone pesaresi e riminesi di Malatesta Guastafamiglia. Oltre a Coriano (che a queI tempo era solo un villaggio fortificato), le cessioni comprendevano anche Montecolombo, Montescudo, Croce. Mancano documenti sulla costruzione del castello, ma la si può far risalire al 1300, e le prime ristrutturazioni al 1144 (quando Sigismondo Pandolfo Malatesta si occupò dei lavori anche in altre rocche del riminese). La prima descrizione che abbiamo è del 1504 e, anche in questo caso, dei provveditore Malipiero: "Castello lontano da Arimino miglia 8, circundato da un muro cum la scarpa alta passa 7, el coridor alto pié 5, volgi passa 194. In dicto castello habita famiglie 3. Ha una porta." Papa Clemente VII nel 1528 assegnò il castello ai fratelli Giovanni e Roberto Sassatelli di Imola: rimase di loro proprietà fino al 1580; lo stemma della famiglia è ancora oggi infisso sul portone del Castello ed è nel gonfalone del Comune. Dal 1800 alla Seconda Guerra Mondiale, quando il conflitto bellico causò importanti danni, il comune di Coriano destinò gli edifici dello rocca a vari usi di carattere pubblico. Nel dopoguerra, in parallelo all'abbandono della popolazione che si spostava verso la costa, il Castello fu lasciato in avanzato stato di degrado. Dopo alcuni interventi urbanistici inadatti, negli ultimi decenni si è proceduto al restauro ed al risanamento della rocca sotto il patrocinio della Soprintendenza e le Belle Arti, apportando un positivo recupero all'edificio. Si è da poco concluso una campagna di scavi durato due anni (1999/2000) che ha portato alla luce manufatti, antiche fondamenta e il fossato. Coriano offre tutti i vantaggi di un paese dell'entroterra pur essendo vicinissimo alla costa. E' ubicato al centro del triangolo formato delle spiagge di Rimini e Riccione e dalle antiche torri di San Marino. Del territorio corianese si può apprezzare la bella campagna, con ulivi, coltivazioni di grano e numerose vigne, con i borghi contadini e le case coloniche sparse tra i poderi. Da vedere ci sono i resti di 7 castelli medioevali: il più importante è il castello di Coriano, negli ultimi anni ampiamente restaurato; gli altri sono quelli di Cerasolo, Passano, Mulazzano, Besanigo, Monte Tauro e Vecciano. Da visitare, poi, c’è il convento casa madre delle Maestre Pie dell'Addolorata; fu qui, nel 1839, che Suor Elisabetta Renzi diede vita al nuovo ordine religioso incentrato sull'educazione femminile giovanile. Presso la chiesetta riposano i resti della Beata Renzi stessa. Sono anche esposti lavori di tessitura e di ricamo, eseguiti nei decenni dalle ragazze che frequentarono l'istituto. Certamente merita una visita il cimitero di guerre inglese, dove riposano i resti di 1940 militari alleati, di tutte le nazionalità, caduti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: un tranquillo giardino verde dove è facile commuoversi. Da menzionare anche lo casa dell'abate Giovanni Antonio Battarra (1714 -1789), a Pedrolara Battarra: fu uno tra i primi studiosi scientifici dell'agricoltura proprio sul podere di Pedrolara, ed inventò, pur non sapendolo, quella che ora si chiama scienza dell'Etnografia, cioè gli usi e i costumi delle popolazioni. Infine, non si può dimenticare l'area del Parco fluviale del Marano, da Ospedaletto fino al confine con la Repubblica di San Marino. Quest'area è utilizzata per mille attività, dalle passeggiate a piedi o a cavallo, da quelle in bicicletta ai pic-nic. Nel corso dell'anno, promosse dell'Amministrazione Comunale, dalla Pro Loco del Corianese e da altre associazioni, si svolgono numerose manifestazioni culturali e ricreative: tra le tante, la Fiera dell'Oliva, uno dei più importanti appuntamenti fieristici autunnali della Provincia riminese, nella terza e quarta domenica di novembre.

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