Bed and Breakfast
Nelle immediate vicinanza, raggiungibili a piedi, possiamo trovare, un ottimo ristorante, con campi da tennis e piscina.
Si possono fare bellissime passeggiate direttamente a contatto con la natura.
Da non perdere la passeggiata al centro storico!



San Marino e' strana questa terra che si erge come una realtà tutta diversa dalle zone circostanti. Sembra quasi un'isola, o meglio, una grande nave incagliata su uno sperone di roccia. Una singolare impressione deve avere destato in potenti e pellegrini che subirono il suo fascino superbo e selvaggio. La stessa identica impressione che il disincantato viaggiatore moderno percepisce quando scopre la città - stato fiorita su quella roccia che sembrava sterile ed inospitale. Tra discese e salite, tra il nuovo e l'antico in simbiosi complementare, tra una fuga di merli ed austeri palazzi, il paesaggio si trasforma ad ogni curva.
Fin su sulle Torri, imponenti e maestose come la tolda di un immaginario veliero sulle onde di un mare che sembra non esaurirsi mai nel cielo. E' molto difficile distinguere qui il confine tra il reale e l'apparente, l'effimero e l'effettuale quando il sole disegna i volumi contrapposti delle antiche e severe linee architettoniche o quando la luna ne esalta i misteri trasudanti dalle finestre chiuse. Ed è proprio qui, forse, il fascino di San Marino, in questo suo paesaggio che sa intrigare il cuore e la testa, le viscere e il cervello. Un'emozione che è tutto, come la vita.

San Leo, il cui antico nome è Montefeltro, è posta nella Val Marecchia (SS. 258), su di un enorme, invalicabile masso roccioso; è a 589/639 m. l. m. Visse, per la sua inespugnabile posizione, importanti fatti di ordine civile, militare, religioso, politico. Nel sec. IV fu evangelizzata da San Leone. Caduto l'impero romano, viene contesa tra: Goti e Greci, Longobardi e Franchi; poi possa alla Chiesa. Nel 962-64 Berengario II che la elegge capitale d'Italia, vi sostiene dure battaglie contro Ottone I, imperatore tedesco.
Vi si eressero: la diocesi, la contea, la repubblica, il vicariato e infine la provincia feretrana; oggi è comune (PS).
Nel 1155 Montefeltrano I dà, qui, origine alla casata dei Montefeltro.
San Leo fu tenuta poi dai Malatesta, cui fu tolta nel 1441, dal futuro Federico III da Montefeltro; nel 1502-3 dal Valentino; nel 1516 da Lorenzo de' Medici, che la toglie a Francesco Maria I della Rovere (che la riavrà nel 1527); dal 1631 al 1860 dalla Chiesa, eccezione fatta dei periodi napoleonico e dei moti del 1831. I monumenti sono: il Forte (sec. XV) opera di Francesco di Giorgio Martini (su ordine dello stesso Federico): "Il più bello e grande arnese di guerra della regione" (P. Bembo); oggi è sede di Museo e Pinacoteca; la Pieve(sec. IX-XI) ; il Duomo, 1173; S. Igne, 1243. Furono suoi ospiti: Dante Alighieri, "Vassi in San Leo..." e San Francesco, "Tanto è il bene ch'io mi aspetto..." che qui ebbe in dono il Monte della Verna (1213). Cagliostro vi finì i suoi giorni. Interessanti sono il panorama e l'ambiente che si fondono con gli aspetti architettonici.

Verucchio, già tremila anni fa Verucchio fu scelto come luogo ideale per vivere: gli uomini di quel tempo apprezzarono la posizione strategica, la fertilità delle terre, l'ampiezza dei panorami che spaziano sulla Vallmarecchia e sul mare poco distante. Questi uomini crearono una civiltà straordinariamente raffinata che ha lasciato reperti preziosi, emozionanti per la loro bellezza. Dalle necropoli e dai villaggi sepolti sono venuti alla luce rari oggetti databili dal IX al VI secolo avanti Cristo: vasi con la forma di animali, urne finemente decorate, oggetti di bronzo e di legno, armi ed elmi, monili in osso, in ambra e in oro. Visitando il museo cittadino si incontra questa civiltà, tanto evoluta quanto ancora misteriosa.
Anche in epoca romana queste terre furono abitate, ma è con il medioevo che Verucchio vede nuovi splendori legando il proprio nome alla casata dei Malatesta, i signori di questa parte della Romagna. I Malatesta scelsero Verucchio per edificarvi una imprendibile rocca e far nascere un ricco borgo: decisero addirittura di eleggere questo paese a loro patria di origine. Oggi Verucchio, distante solo pochi chilometri dalla costa, mantiene intatta l'atmosfera medioevale del centro storico con le sue contrade, i conventi, la fortezza e le opere d'arte custodite nelle sue antiche chiese. Una visita a Verucchio non si esaurisce comunque nella storia e nell'arte: ci sono i suoi moderni impianti sportivi, i suoi parchi, le sue feste e le sue manifestazioni. E c'è anche il tesoro della sua ricca cucina e dei suoi rinomati vini.

Urbino è una città che conserva intatta una realtà storico-urbanistica che affonda le radici nell'età rinascimentale, ma che nel contempo si configura come un moderno centro di irradiazione culturale a dimensione internazionale. Municipio romano, con il nome di Urvinum Mataurense, e prima ancora luogo di insediamento di popolazioni celtiche ed umbre, deve alle geniali iniziative politiche e culturali di Federico di Montefeltro, principe illuminato del XV secolo, la sua trasformazione in un territorio storicamente ben definito. Adagiata su un colle che si erge tra i fiumi Foglia e Metauro, protetta ad occidente dai crinali appenninici, Urbino, antica capitale di
Ducato, si protende ad oriente verso il mare Adriatico. E' in questo luogo che Federico concepì il suo sogno di costruzione di uno Stato organizzato con razionalità. Quale simbolo fisico dello Stato, il principe ideò un'opera architettonica che rappresenta la sintesi della nuova concezione umanistica, non un castello ancorato ai vecchi principi militari di difesa - offesa, ma un palazzo aperto alla circolazione degli uomini e delle idee. Nasce così un edificio di strutture solidissime, di armoniosa snellezza nelle forme esterne, di razionale funzionalità nella sistemazione interna. L'asperità del luogo suggerì all'architetto dalmata Luciano Laurana l'ardita soluzione della facciata occidentale con i torricini idealmente rivolti in direzione della Toscana, quasi un ponte gettato verso la culla del Rinascimento. Le due agili ed eleganti torri rappresentano un magico contraltare alla poderosa fortezza dell'Albornoz (eretta nel '300 con chiari intenti di difesa militare), dai cui bastioni è possibile cogliere una suggestiva visione panoramica della città con i suoi palazzi, le sue case, le innumerevoli finestre aperte sulla natura circostante. All'interno del Palazzo Ducale sono esposte le più belle opere di Piero della Francesca, di Paolo Uccello, di Tiziano e di altri importanti pittori. Ad Urbino sorge la casa natale di Raffaello, mirabile esempio di architettura minore del XV secolo, sede dell'omonima Accademia e di un museo ricco di opere d'arte. Ma la storia di Urbino si interseca idealmente e fisicamente con quella della sua libera Università, il cui primo nucleo risale al 1506. Da Urbino, centro di un territorio solcato dalle valli del Foglia e del Metauro, si snodano itinerari che mettono in rilievo un patrimonio di straordinario interesse paesaggistico, storico ed artistico.

Il Castello di Gradara costruito tra l'XI e il XV secolo, non presenta soltanto un magnifico esempio di architettura militare con torri, ponti levatoi, camminamenti e feritoie, ma anche un grandioso monumento residenziale del Rinascimento. La tradizione vuole che entro le sue mura - quando i Malatesta, scacciati da Rimini, vivevano a Gradara - si sia svolta nel 1289 la tragedia di Paolo e Francesca, eternata da Dante Alighieri nel V Canto dell'Inferno. Gli anni più esaltanti della sua storia furono quelli sotto la Signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta che, vittorioso, fronteggiò per 42 giorni le bombarde sforzesche, condotte da Federico di Montefeltro.
Ai Malatesta, nel 1464, seguirono gli Sforza. Fu Giovanni che nel 1493, prima di condurvi la giovane sposa Lucrezia Borgia, figlia del Papa Alessandro VI e sorella del Valentino, restaurò gli interni del castello con sale luminose, loggiati e porticati adeguandoli alle esigenze principesche. La gentilizia dimora che non poté godere Giovanni Sforza per le disavventure create dai Borgia, venne ampiamente usufruita dai Della Rovere che addirittura, cessati i periodi di guerra, affidarono il castello alle loro consorti e così Gradara vide susseguirsi favolose feste date da Eleonora Gonzaga, Vittoria Farnese e Livia Della Rovere. E Gradara la nuit con le sue splendide mura illuminate, con i suoi caratteristici locali di gastronomia creati per tutti i gusti, è un vero fenomeno fedele a quanto scrisse nel 1550, Leandro Alberti : Gradara così detto sì come Grata - Aura per esser loco molto dilettevole et da pigliar piacere. E il diletto è di casa a Gradara da quando è sede del Festival dei Giochi : il Gradara Ludens appunto. Rivive la Corte Malatestiana in costumi d'epoca. E' sede della Fondazione "Alberta P. Natale" premio giornalistico internazionale.



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